
Fotografia con i colori di plastica, barocco, ma fino ad un certo punto, nella regia, sembra promettere bene in principio.
Primo (ed unico al momento) lungometraggio per questo (a me) sconosciuto pubblicitario Jappo, la di lui professione si travasa nel film oltre che (ovviamente) a livello linguistico anche sul piano tematico: inserendo una pubblicitaria visionaria (alterego) fra le varie anti-storie del film. La quale dispensa frecciatine per conto del regista al mondo della pubblicità e offre allo spettatore (ritagliando siparietti nella diegesi) gli spot improponibili che gli vengono in mente, che purtroppo sono pochi di numero, visto che mi sono sembrati le cose più interessanti del film, e anche le più divertenti.
Ma dopo i primi quaranta minuti, dopo che ci siamo assuefatti all'impiastro di color correction, dopo che abbiamo capito che quell'aggrovigliolarsi di storie non avrebbe portato a nulla, e dopo che il film inizia a distendersi senza ci sia sviluppo alcuno (colpa del precedente mestiere del regista?), l'interesse viene a perdersi... e anche per coloro che vivono nel mito di Tadanobu Asano, vederlo ammazzare, seppellire e riammazzare per tutto il film la sua (?) ragazza non è poi così emozionante, tantopiù che vederlo in impermiabile puzza un po' di posticcio.
L'uso delle canzoni pop per ironizzare le immagini: "cum baby cum cum baby".
alla prima volta è carina
alla seconda dici..vabbè è un pubblicitario...che ci vuoi fare...
alla terza ti infastidisce
alla quarta avresti voglia di un telecomando.
I titoli di testa: colori, kenji e scritte a velocità folle. Davvero meritevoli di lode.
Ah, c'è anche una parte per Vinnie Jones, un killer spietato e un po' matto...come dite? Già visto anche questo eh?
Hellbly (che arriva sempre per primo) è di tutt'altro parere.